L'omelia integrale del cardinale Angelo De Donatis, penitenziere maggiore della Penitenzieria Apostolica, che ha presieduto oggi, alle ore 11, la solenne concelebrazione eucaristica della Festa Liturgica di San Pio
"Per me oggi essere qui, celebrare questa Festa, in questo luogo, come si diceva ieri sera che profuma di Vangelo. Ringrazio Padre Francesco per le sue parole affettuose e saluto tutti voi portandovi la benedizione di Papa Leone.
È un anno particolare quello che stiamo vivendo, proprio gli 800 anni dalla morte di San Francesco, e in questa ricorrenza, quest'anno, la Festa di San Pio ha un sapore ancora più, direi, bello, profondo.
Cosa significa tornare qui, in questo luogo, dove milioni di persone sono venute e vengono ancora, sono venute nel corso degli anni con una domanda nel cuore, con una sofferenza, con il peso di un peccato, con il desiderio di ricominciare. Allora la domanda nasce spontanea. Che cosa cercavano e che cosa cercano le persone che arrivano qui a San Giovanni Rotondo? Perché tante persone hanno cercato Padre Pio? Perché tante persone lo cercano? Perché si affrontano lunghi viaggi? Perché a volte - e pensiamo ai suoi tempi, qui quando era qui vivo, le file al confessionale, la partecipazione alla messa - perché tante persone hanno affidato a lui le proprie sofferenze e le proprie speranze? Guardate, la Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci offre una risposta sorprendentemente chiara: dice il Signore per bocca del profeta Geremia "Non si vanti il sapiente della sapienza; non si vanti il forte della sua forza; non si vanti il ricco della sua ricchezza; ma chi vuol vantarsi si vanti – dice Dio – di conoscere me". Il nostro vanto è nel Signore.
Quindi sapienza, forza e ricchezza solo le cose sulle quali gli uomini di ogni tempo sono tentati di costruire la propria sicurezza. Eppure Padre Pio non possedeva nulla di tutto questo, secondo i criteri del mondo. San Paolo VI disse con parole rimaste famose: "Guardate che fama ha avuto, che clientela mondiale ha adunato intorno a sé. Ma perché? Forse perché era un filosofo? Perché era un sapiente? Perché aveva i mezzi a disposizione? Perché diceva la Messa umilmente, confessava dal mattino alla sera ed era un uomo di preghiera e di sofferenza". Ecco il segreto. Padre Pio aveva conosciuto Dio, non semplicemente sapeva delle cose su Dio. Conosceva Dio, viveva di Dio. E quando un uomo lascia veramente entrare Dio nella propria vita, tutto cambia. La sua vita diventa capace di indicare Dio anche agli altri. Ecco perché la gente veniva qui. Veniva forse cercando Padre Pio, ma Padre Pio la conduceva a qualcun altro, la conduceva a Cristo.
Ed è qui che emerge uno dei tratti più belli della sua santità. Vi dico quello che sempre mi ha colpito quando mi sono accostato a lui. Padre Pio è stato ed è veramente "padre". È "padre". Lui diceva ai suoi figli spirituali: "questi figli li ho generati a Gesù nel dolore e nell'amore". Sono parole bellissime. "Li ho generati a Cristo", non li ha generati a se stesso, non li ha legati alla sua persona, non ha cercato ammiratori Li ha generati a Gesù Cristo, questa è la vera paternità spirituale. Un padre autentico non possiede i figli, li accompagna perché possano incontrare Dio, possano scoprire la propria vocazione, possano diventare liberi, possano imparare ad amare. Questo fa un padre. Padre Pio lo faceva attraverso la preghiera, attraverso il confessionale, attraverso una parola talvolta consolante, talvolta esigente, e soprattutto lo faceva attraverso l'offerta della propria vita.
Nell'Epistolario, rivolgendosi ai suoi figli spirituali, insiste proprio sull'umiltà, un'umiltà non esibita, un'umiltà interiore, più sentita che mostrata, più profonda che visibile, ed è esattamente la strada che il Vangelo che abbiamo ascoltato ci indica. Gesù rende grazie al Padre, perché ha nascosto i misteri del Regno ai sapienti e ai dotti e li ha rivelati ai piccoli. Padre Pio appartiene alla schiera dei piccoli, proprio come ha indicato Francesco D'Assisi, come ha testimoniato Francesco D'Assisi. Un uomo che il mondo intero avrebbe conosciuto, lui Padre Pio, e che tuttavia desiderava rimanere semplicemente un frate, un sacerdote, un uomo davanti a Dio. Ed è proprio perché si è fatto piccolo che Dio ha potuto servirsi di lui per raggiungere una moltitudine immensa.
Però nel Vangelo c'è un'altra parola che sembra quasi descrivere quello che è accaduto qui, per tanti anni, in questo luogo. E accade: "Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò ristoro". Quanti stanchi e oppressi sono arrivati qui? Quante persone sono entrate in questo santuario portando il peso della propria vita, portando il peso della malattia, il peso di una famiglia ferita, il peso di una colpa, il peso di una perdita, il peso di una domanda alla quale non riuscivano a dare risposte. Padre Pio li accoglieva, ma sapeva bene che non era lui il ristoro. Il ristoro era Cristo. Il ristoro è Cristo.
Questa è la forma più bella della sua paternità. Prendere per mano una persona e portarla fino a Gesù. Portare davanti al Signore il peso che quella persona da sola non riusciva a portare. Quindi essere padre significa anche questo, portare il peso di un altro. Padre Pio portava i suoi figli nella preghiera, portava i peccatori davanti alla misericordia di Dio, portava gli ammalati, portava coloro che gli affidavano le loro famiglie, le loro paure, le loro speranze e talvolta portava tutto questo anche nella propria carne e nella propria sofferenza. Per questo la sua paternità non era fatta anzitutto di parole, era fatta di intercessione.
E credo che qui San Pio abbia qualcosa di molto importante da dire alla Chiesa oggi, alla Chiesa del nostro tempo. Abbiamo bisogno di padri, abbiamo bisogno di padri, abbiamo bisogno di uomini e di donne capaci di generare, di generare nello spirito. Generare non significa soltanto dare la vita fisicamente, significa aiutare un altro a scoprire che la sua vita è preziosa, significa accompagnarlo quando è fragile, significa correggerlo senza umiliarlo, significa perdonarlo senza banalizzare il male, significa continuare a sperare in lui anche quando lui stesso ha smesso di sperare.
Abbiamo bisogno di padri e di madri, di questo c'è bisogno oggi. La Chiesa ne ha urgente bisogno. Abbiamo bisogno di sacerdoti con cuore paterno, capaci non soltanto di amministrare e di organizzare ma - come ricordava Papa Leone pochi giorni fa ai preti di Roma - capaci di ascoltare, di accompagnare, di pregare e quando è necessario portare il peso delle persone che il Signore affida loro.
Quindi c'è un urgente bisogno di educatori capaci di vedere in un giovane non un problema da risolvere, ma una vita da far fiorire. Che urgenza che c'è di tutto questo! Quindi io auguro a tutti noi oggi di essere veramente tra coloro che sono piccoli e che sono capaci di generare speranza attorno a sé. Padre Pio ricordava una cosa decisiva, nessuno può essere veramente padre se prima non accetta di essere figlio.
Questo è il cuore del Vangelo di oggi. Gesù ci parla del Padre, nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Prima di generare dobbiamo lasciarci generare.
Prima di portare gli altri dobbiamo lasciarci portare. Prima di indicare agli altri la strada verso Dio dobbiamo noi stessi vivere da figli davanti a Lui. Questa è la sorgente segreta della paternità di Padre Pio. Era padre perché sapeva essere figlio. Figlio davanti a Dio, figlio obbediente della Chiesa, figlio che pregava, figlio che si consegnava, figlio che anche nella prova e nella sofferenza continuava ad affidarsi.
Quindi cosa chiedere in questa Festa a San Pio? Vi suggerisco di chiedere una grazia un po' diversa da quelle che abitualmente noi richiediamo. Generalmente gli chiediamo "Padre Pio aiutami, padre Pio proteggimi, padre Pio ottienimi questa grazia". Oggi vorrei che tutti insieme noi chiedessimo questo dono: "Padre Pio, San Pio insegnami a generare. Insegnami a generare speranza dove c'è scoraggiamento. Insegnami a generare riconciliazione dove c'è una ferita. A generare fiducia dove c'è paura. A generare fede dove Dio sembra lontano. A generare il desiderio di ricominciare in chi pensa che tutto sia perduto. E insegnami soprattutto a non condurre mai, mai gli altri a me stesso, ma di portarli a Cristo".
Padre Pio diceva dei suoi figli spirituali: "posso dimenticare me stesso ma non i miei figli". Questo è il cuore di un padre. Il cuore di un padre è così.
E allora lasciamoci condurre in questa direzione. Ci sentiamo affidati alla sua intercessione e lasciamoci condurre da lui, dove lui ha sempre voluto condurre figli: a Gesù Cristo. A tutti noi che siamo qui oggi queste parole sono rivolte in maniera particolare. "Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò ristoro". Parole che si realizzano, parole che si concretizzano per ognuno di noi.
Termino con un ricordo che mi ha colpito, l'avevo letto in un libro, in una sua biografia. Un giorno il piazzale davanti al convento era pieno di gente e lui doveva affacciarsi dalla finestrella per la benedizione. Al frate, al confratello che era vicino ha detto queste parole: "Vedi tutta questa gente, molti di loro sono venuti per dirmi: Padre togli dalla mia vita questa croce. Pochi sono venuti per dirmi: Padre mi aiuti a portare questa croce". È una consegna che ci viene fatta oggi. Noi non vogliamo dire: toglimi questa croce. Ma di portarla con amore, di portarla con gioia perché attraverso quell'esperienza, anche dolorosa, che stiamo vivendo, lì si sta già realizzando la gloria di Dio.
Quindi San Pio uomo di preghiera, uomo di sofferenza, padre di tanti figli spirituali, tu San Pio insegnaci ad essere veramente figli davanti a Dio e padri gli uni per gli altri. E tu, San Pio, accompagnaci a Cristo perché in Lui possiamo conoscere il volto dell'unico Padre dal quale viene ogni paternità e nel quale tutti, tutti noi, siamo figli. Amen".
Cardinale Angelo De Donatis
Penitenziere maggiore della Penitenzieria Apostolica
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