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«Impegniamoci a essere, in Casa Sollievo e nel Mondo, diaconi servitori della sofferenza umana»

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La Santa Messa nella "Giornata del sollievo della sofferenza" celebrata da Padre Franco Moscone, che prega anche per i tanti "martiri della sanità" 


Ogni anno, in seno al solenne novenario dedicato a San Pio da Pietrelcina, viene celebrata la "Giornata del sollievo della sofferenza" ricordata con una Celebrazione Eucaristica presieduta dal presidente della Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza, l'arcivescovo padre Franco Moscone.

Una giornata, questa, in cui viene rivolta una preghiera speciale a coloro che soffrono nel corpo o nello spirito affinché trovino consolazione nella vicinanza di chi cura, accoglie e prega; agli operatori sanitari dell'Ospedale di Padre Pio, affinché il loro si mantenga sempre viva la partecipazione alla vita dell'Opera come una missione nel progetto di sollievo della sofferenza umana voluto dal Santo Fondatore; ai tanti benefattori dell'Opera e ai Gruppi di Preghiera di Padre Pio che non fanno mai mancare il loro sostegno e la loro carità.

«Due verbi magnifici ci consegna il Vangelo questa mattina (Lc 8,1-3) – ha affermato l'arcivescovo nel corso della sua omelia –, curare e servire. Due verbi che coniugano il significato della missione cristiana secondo Gesù e che Padre Pio aveva ben inteso, tanto da voler costruire e lasciare come sua vera e imperitura eredità proprio un Ospedale, un luogo di cura come Casa Sollievo della Sofferenza».

«Dovremmo tutti quanti – ha continuato Padre Moscone – sentirci abilitati ognuno secondo la propria funzione e azione professionale a impegnarci nel servire, curare e guarire, anche se non sempre è possibile. Impegniamoci a essere, in Casa Sollievo e nel Mondo, diaconi servitori della sofferenza umana nella quale il Signore si è identificato e per la quale ha versato il suo sangue».

Un pensiero speciale Padre Franco lo ha poi rivolto all'assenza di pace, che, in particolar modo in questi anni, affligge il nostro mondo, «da sempre Casa Sollievo ho accolto persone provenienti da ogni angolo della terra, soprattutto da luoghi che vivono situazioni di difficoltà o di guerra – ha infatti affermato – e oggi vorrei che tutti guardassimo per un attimo a Gaza, dove non ci sono più ospedali, non ci sono più centri medici e di salute, dove tutto viene distrutto e disfatto. Oggi, in questa giornata – ha concluso –, il nostro ricordo e la nostra preghiera sia anche e soprattutto per i tanti martiri della sanità».