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Ipertensione resistente, ottimi risultati dalla prima denervazione renale

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 Il paziente, un uomo calabrese di 62 anni, non raggiungeva il target pressorio nonostante cinque classi di farmaci antipertensivi. A tre mesi dalla procedura ha raggiunto il target raccomandato


Nel maggio scorso, Franco, un uomo di 62 anni di Isca sullo Ionio, in provincia di Catanzaro, è stato il primo paziente trattato con denervazione renale presso l'IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (FG). La procedura, eseguita dall'Unità di Neuroradiologia e Radiologia Interventistica, di intesa con la Medicina Interna e l'Unità di Nefrologia, ha permesso ‒ come confermato dai controlli dei mesi successivi ‒ di riportare sotto controllo una forma di ipertensione arteriosa resistente che non rispondeva più a una terapia farmacologica già ottimizzata.

Il caso clinico

«Il paziente ‒ spiega Antonio Mirijello, medico dell'Unità di Medicina Interna che ha individuato il caso ‒ era già stato ricoverato in Medicina Interna nel giugno 2024 per le complicanze cardiovascolari del diabete. La diagnosi iniziale era stata di sindrome cardio-nefro-metabolica. Nonostante l'impiego di cinque classi di farmaci antipertensivi, un sartanico, un calcio-antagonista, un diuretico, un antagonista del recettore mineralcorticoide (MRA) e un alfa-bloccante, oltre a una gliflozina, il paziente non raggiungeva il target pressorio raccomandato per il suo livello di rischio cardiovascolare, classificato come molto alto».


Cos'è l'ipertensione resistente

L'ipertensione arteriosa resistente è una condizione clinica in cui la pressione si mantiene costantemente sopra i valori standard nonostante l'uso concomitante di un diuretico e di almeno altri due farmaci antipertensivi di classi differenti, tutti assunti alle dosi terapeutiche ottimali. È una condizione frequente e spesso sottostimata, che a seconda della popolazione di riferimento interessa circa il 5-30% dei pazienti ipertesi, ed è associata a un elevato rischio cardiovascolare e di eventi renali. È proprio in questi casi che le linee guida della Società Europea di Cardiologia e Società Europea dell'Ipertensione indicano la denervazione renale come opzione terapeutica per l'ipertensione resistente.

Chi può essere sottoposto alla procedura

«L'indicazione alla denervazione renale – spiega Filippo Aucella, direttore dell'Unità di Nefrologia – segue criteri clinici e tecnici precisi, principalmente i seguenti: ipertensione non controllata nonostante l'uso di almeno 3 farmaci antipertensivi; età maggiore o uguale a 18 anni, consenso informato, assenza di gravidanza, nessun evento cerebro o cardiovascolare nei 6 mesi precedenti; conferma strumentale con monitoraggio pressorio delle 24 ore, con pressione ≥130/80 mmHg».

Cos'è la denervazione renale e come si esegue

La denervazione renale è una procedura interventistica che riduce l'attività dei fasci periferici di fibre nervose, afferenti ed efferenti, del sistema nervoso simpatico presenti nell'avventizia e nel tessuto perivascolare delle arterie renali. Il risultato è una riduzione a lungo termine dell'attività simpatica e, di conseguenza, della pressione arteriosa.

«Dal punto di vista tecnico si tratta di una procedura angiografica. Attraverso una puntura dell'arteria femorale destra, a livello dell'inguine viene inserito un catetere che, sotto guida radioscopica, risale fino all'aorta e da qui raggiunge le arterie renali – spiega Giovanni Ciccarese, medico responsabile dell'Unità di Neuroradiologia e Radiologia Interventistica, che ha eseguito l'intervento con l'assistenza dell'anestesista Viviano Corritore e di tutto il personale di sala operatoria . Prima dell'intervento viene eseguito uno studio preliminare dei vasi con eco-color-Doppler renale, per escludere la presenza di stenosi, e con angio-TC aorto-renale, per la valutazione anatomica e in particolare del diametro delle arterie renali. Nella stessa seduta, viene eseguito anche uno studio angiografico delle arterie renali. All'interno di esse – conclude Ciccarese viene quindi erogata una radiofrequenza che riduce significativamente l'attività dei nervi simpatici che le circondano, migliorando il controllo della pressione arteriosa».

Si parla convenzionalmente di "denervazione", ma il termine è in parte improprio: la procedura non elimina i nervi, ne riduce in modo significativo l'attività. L'intervento, che si esegue sempre su entrambi i reni, dura mediamente tra i 90 e i 120 minuti e viene eseguito in anestesia locale all'inguine per la fase angiografica, con sedazione cosciente durante l'erogazione della radiofrequenza. Le dimissioni avvengono generalmente dopo 24-48 ore e il paziente può tornare alle proprie attività quotidiane nel giro di 4-5 giorni.

Efficacia e sicurezza della procedura

La denervazione renale non è un trattamento sperimentale: gli studi che ne hanno valutato efficacia e sicurezza documentano una riduzione significativa e duratura della pressione arteriosa in circa il 60-80% dei pazienti trattati per ipertensione resistente.

I risultati nel paziente trattato

«Dopo la procedura – ha concluso Mirijello ‒ il paziente è stato rivalutato con un monitoraggio pressorio delle 24 ore (ABPM) a 30 giorni e a 3 mesi di distanza. È stato documentato un miglioramento progressivo del controllo pressorio, fino al raggiungimento del target raccomandato di 130/80 mmHg a tre mesi. Il prossimo passo sarà valutare se l'effetto persistente e incrementale della denervazione renale consentirà, nel tempo, di ridurre il numero di farmaci antipertensivi assunti quotidianamente». 


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